Circa un anno fa scrissi il post che precede questo.
In effetti, poco dopo aver regalato al mio collega Raffaele la famigerata medaglietta di Ganesh, nella mia vita comparve finalmente un fidanzato e temo che questa novità – oltre a qualche problemino di altro genere – mi abbia assorbito un po’ troppo, facendomi dimenticare per mesi il mio blog indiano.
A dire il vero, però, non mi sentivo troppo in colpa, in quanto non credevo che qualcuno lo leggesse con regolarità: ogni tanto WordPress registrava dei lettori arrivati in base alle ricerche più strane su Google, ma, data la scarsità di commenti e di feedback ricevuti, credevo che nessuno dei quattro amici a cui avevo confidato del blog ci pensasse più.
Fino a un paio di settimane fa.
Ero al telefono con Cecilia, con la quale mi sento ogni tanto per ragioni di lavoro e con la quale una simpatia istintiva mi ha portato in breve tempo a parlare anche d’altro, e lei all’improvviso mi chiede: ”Ma non scrivi più nel blog?”…momento di silenzio colpevole, misto a stupore…”Ma tu mi leggi?!”.
Ebbene sì, avevo una lettrice affezionata e non lo sapevo e l’ho pure ignobilmente trascurata!
Scusa, Cecilia, e chiedo scusa anche a qualunque altra persona io possa aver deluso con la mia pigrizia.
Per farmi perdonare, ho comperato l’altro giorno un libro che parlava, sia pure in modo indiretto, di India, Il sentiero dei sogni luminosi e vi racconterò le mie impressioni.

Innanzitutto devo premettere che l’ho comprato la mattina alle otto in stazione e l’ho finito la sera a mezzanotte.
E non solo perché il libro non è lungo e io sono una lettrice famelica, ma soprattutto perché è una storia bellissima.
E vera.
L’autrice è Jasvinder Sanghera, donna di religione Sikh (avete presente quegli indiani che girano con il turbante in testa e un piccolo pugnale in tasca? Voglio riparlarne più avanti, perché sono affascinanti e anche in Italia ormai ce ne sono molti).
Jasvinder è nata e vissuta a Derby, in Inghilterra.
I genitori erano emigrati dall’India molti anni prima e gli erano nati in Inghilterra sette figlie e un figlio, ma, nonostante questo, la famiglia non si era mai staccata dalle proprie radici culturali e, dopo decenni vissuti a Derby, la madre ancora non era capace di dire una parola in inglese e la loro vita si svolgeva solo all’interno del quartiere asiatico e tra le famiglie che condividevano la stessa religione.
Fin dall’infanzia, però, Jasvinder non era capace di accettare quello che nel suo mondo era normale: che il fratello fosse trattato come un re, mentre le sorelle dovessero lavorare in casa e dormire ammassate in un’unica stanza, che i genitori non difendessero le figlie maggiori che, ormai sposate, venivano maltrattate dai mariti e anzi, le rimproverassero dicendo loro di stare zitte e tener duro, che le ragazze non potessero studiare, ma venissero destinate ancora adolescenti a uomini scelti dai genitori e costrette al matrimonio.
Per sfuggire a questo destino, Jasvinder scappa da casa a quindici anni e qui comincia il cammino che, attraverso tanto dolore e tanti errori, la porterà infine a conseguire, grazie solo alle proprie forze, una laurea in Scienze Sociali e a fondare Karma Nirvana, un’associazione che aiuta le donne asiatiche residenti in Inghilterra a scappare da tutte quelle situazione in cui la loro cultura le vorrebbe vittime mute: matrimoni forzati, stupri in famiglia, violenze domestiche, allontanamento precoce dalla scuola, ma anche semplicemente ignoranza del proprio corpo, della necessità di cure ginecologiche o psicologiche, ritenute entrambe cose vergognose.
Nel 2007 Jasvinder Sanghera ha ricevuto per la propria attività il premio “British Woman of the Year” e nel 2009 il “Pride of Britain Award”.
Consiglio senz’altro questo libro, per molte ragioni.
Innanzitutto è forte, ma è anche bellissimo e dà alla fine molta energia, perché è una storia onesta ed è la storia di una donna vincente, una che ha pagato un prezzo alto per essere libera e non solo ci è riuscita, ma ora sta aiutando anche altre donne a riprendersi la propria vita.
Uscire dal branco fa molta paura ed è anche pericoloso, ma Jasvinder l’ha fatto e credo che valga la pena di leggere delle sue battaglie e di sentirsi orgogliose di lei.
In secondo luogo, le situazioni che lei ha raccontato stanno probabilmente accadendo a pochi metri da casa nostra e noi neppure lo sappiamo.
Hina è stata solo la punta di un iceberg, ma ci sono in questo momento migliaia di donne di provenienza pachistana, nordafricana, indiana, che magari stanno vivendo all’inferno in Italia, chiuse in casa o costrette a subire le peggiori restrizioni alla propria libertà in nome di una religione o di una cultura che considera le donne solo delle serve, dei vasi per il seme maschile nate per soffrire e tacere.
E se noi da qualche decennio ci siamo liberate di questo destino ingrato, forse abbiamo deposto troppo presto le armi e potremmo vedere questi diritti negati in futuro non solo alle donne immigrate, ma magari alle nostre figlie, perché prima o poi certe belle teste maschiliste riceveranno il diritto di voto.
Infine questo libro va letto perché c’è un’altra eroina, oltre a Jasvinder, nel romanzo: la nostra cultura occidentale.
In India e Pakistan (per non parlare del Nord Africa), una ragazza come Jasvinder sarebbe stata riportata a casa dalla polizia e picchiata o magari uccisa dalla famiglia con il plauso dei vicini di casa.
In India e Pakistan può succedere che se una donna va a denunciare uno stupro si prenda una seconda passata da parte dei poliziotti, perché una donna stuprata non è una vittima, ma solo una svergognata che avrà senz’altro fatto qualcosa per meritarselo.
In Inghilterra Jasvinder invece è stata aiutata.
Nessuno l’ha riportata a casa, nessuno l’ha costretta a sposarsi.
Ha avuto una borsa di studio, assistenza medica e sovvenzioni statali per il suo progetto di aiutare le donne in difficoltà.
E la Gran Bretagna le ha conferito il titolo di “Donna Britannica dell’Anno”, e di “Orgoglio di Britannia”.
Cioè ha detto: non importa da dove vieni e di che colore hai la pelle, tu ti comporti da buona cittadina e ti dai da fare per rendere questo Paese migliore e quindi sei una di noi e noi siamo orgogliosi di te!
Allora forse sarebbe bene riflettere che, pur con tutti i suoi difetti, la nostra cultura occidentale resta ancora una delle migliori sotto il profilo dei diritti umani e della difesa della libertà di tutti, soprattutto dei deboli.
E forse dovremmo esserne più consapevoli e difenderla di più. Con le unghie e coi denti, con la stessa passione di Jasvinder.
…un anno di silenzio e ora vi ho inondato di parole…
















