Beh, non ce l’ho fatta a trattenermi (ma quando mai, poi, mi trattengo…?)…non appena inizio a parlare di India il discorso finisce presto su questo libro, che mi ha enormemente appassionato.
Un libro ponderoso, edito in Italia da Neri Pozza, può intimidire a prima vista, ma in realtà dopo poche pagine in genere conquista e lo si legge tutto d’un fiato.
E’ una storia vera. Quella dell’autore, Gregory David Roberts, un australiano nato in una famiglia di persone politicamente impegnate, istruito e di belle speranze, che dopo un brutto divorzio e la perdita della figlia inizia a drogarsi e, per procurarsi la droga, fa il rapinatore. Presto catturato, finisce un un carcere di massima sicurezza, da dove evade in modo spettacolare assieme a un altro detenuto.
L’altro viene presto ripreso, lui, invece, ormai segnalato all’Interpol, parte per l’India con un passaporto falso e atterra a Mumbay.
Qui comincia il libro.
Un libro che è un atto d’amore per la vita e per l’India, dove si parla di amicizia, passione, coraggio e cadute all’inferno, tradimenti e anche di filosofia. L’autore vestirà in questa sua vita indiana i panni del turista, del medico, dell’amante, del mafioso, del guerrigliero, del membro di ambasciata.
Non sono mai stata a Mumbay, ma il sapore di questo libro è autenticamente indiano, lo si percepisce dai personaggi, dalle situazioni, dai colori e dal caldo umido e insopportabile che l’autore porta nelle sue pagine.
Ho regalato questo libro a un giovane amico indiano, che ne è rimasto conquistato e così pure a un italiano che ormai vive da anni in India, al quale pure è piaciuto moltissimo.
Questa è forse la miglior garanzia del fatto che non si tratta di uno di quei libri scritti sull’India da un salotto in California o al termine di un corso di scrittura creativa, ma l’opera di una persona realmente vissuta lì e che, con l’incoscienza di un adolescente e con il cuore aperto, si è buttato a corpo morto in tutte le situazioni che la vita gli ha messo davanti, in ambienti che la maggior parte degli occidentali non sa neppure che esistano, in posti dove quasi nessuno straniero che visita l’India metterebbe o potrebbe mettere piede.
L’autore, peraltro, dopo molte altre avventure più o meno legali è tornato a vivere a Mumbay. E’ un omone alto e biondo, con i capelli legati in una lunga treccia e l’aria allegramente sfrontata. Lo si può vedere in un cortometraggio allegato all’edizione italiana, mentre a bordo della sua moto presenta alcuni dei luoghi in cui il libro è ambientato.
Beh, non occorre dire che lo consiglio vivamente. Oltretutto se ascolterete il mio consiglio sarete all’ultima moda quando tra poco uscirà il film tratto dal romanzo, con la regia di Mira Nair e Johnny Depp come protagonista!
Un’ultima cosa: cosa vuol dire Shantaram?
Significa uomo di pace o uomo della pace di Dio. E come un eroinomane delinquente si sia trasformato in Shantaram, beh, questo è uno dei tanti miracoli quotidiani di questa India magica e folle…
La mia passione … Shantaram
Posted by indiaenuvole on 24 gennaio 2010
http://indiaenuvole.wordpress.com/2010/01/24/la-mia-passione-%e2%80%a6-shantaram/
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Ma che sta a di’ John Lennon!?!?


alessandra
/ 1 settembre 2011l’ho amato profondamente e ho provato un senso di vuoto quando ho letto l’ultima pagina….non potevo ricominciarlo da capo!!
indiaenuvole
/ 15 ottobre 2011Ciao Alessandra, scusa il ritardo, ma come ho spiegato poco fa nell’ultimo post, sono stata assente per tanto tempo. Che dire? Shantaram è uno di quei libri che ti resta dentro…magari non subito, ma si può davvero ricominciare da capo molte volte! In ogni caso almeno prova a riviverlo con un bel viaggio a Mumbai…io sono ancora lì che ci penso e spero prima o poi di riuscirci.