Sant’Antonio, sant’Antonio, portami presto al matrimonio!!! (ovvero: occhio malocchio prezzemolo e finocchio 2 – La riscossa!)

Allora, lo so che questo blog si proponeva di trattare dell’India, ma tenuto conto del fatto che per ora i miei lettori sono perlopiù una decina di colleghi e amici (persone dunque particolarmente indulgenti nei miei confronti), continuerò a parlarvi della mia ricerca del contatto soprannaturale perfetto per trovare marito.

Ordunque, allontanata da me ogni effigie di Ganesh, che abbiamo capito quando poco sensibile sia al problema della ricerca dell’anima gemella, ho iniziato a indagare le buone vecchie tradizioni locali.
Già sapevo della fama di sant’Antonio come pronubo, ma l’occasione dell’ostensione del corpo del santo mi ha fornito preziose informazioni in materia.
Qui entra in scena una mia amica, chiamata Giunchetto per la sua figura invidiabile. Una stangona bionda e magra, elegantissima, buona e simpatica e single da anni, nonostante non mi risulti che tenga immagini di Ganesh in casa sua.
Certo, anche Giunchetto ha dei difetti: è pigra come un orso in pieno inverno e si lamenta sempre (ma questo è perlopiù dovuto al fatto che è single…).
Insomma, con l’aria di miracoli che tirava a Padova durante l’ostensione di sant’Antonio, Giunchetto si è scatenata per assicurarsi che qualche goccia d’oro di miracolosa energia dezitellante cadesse su di lei.
Il vero miracolo è stato che quella pigraccia malefica non solo si è fatta due ore e mezza di coda sotto la pioggia senza fiatare per andare a implorare marito dal generoso Taumaturgo, ma ha pure fatto la fatica di condurre ricerche per ritrovare antichi riti semipagani che costringano il santo ad agire.

Io, naturalmente, ve li trasmetto (gli antichi riti semipagani sono sempre uno spasso…).
Nell’ordine:

1. pregare devotamente e assiduamente sant’Antonio perché procuri un buon marito
2. fare magari una visita alla Basilica, sempre con devozione (opzionale)
Fin qua, tutto regolare. Se, però, nonostante tutto, il santo rimanesse sordo, si rincara la dose:

3. comprare una statuetta di sant’Antonio, metterla in casa in buona posizione e omaggiare con fiori e preghiere
A questo punto dovreste già essere sposate, ma ahimé, sant’Antonio è un santo molto occupato e magari inspiegabilmente si sta concentrando sull’emergenza Haiti o sui bambini che muoiono di fame, anziché sul vostro urgente problema (tic tac tic tac! Ma non lo sente il santo l’orologio biologico che corre crudele?! Tanto i poveri ci saranno sempre, lo dice anche il Vangelo, eccheccavolo, concentriamoci sulle devote che si sentono in scadenza peggio degli yogurt!!!). Beh, davanti a tanta insensibilità non c’è dubbio, si passa alle maniere forti:

4. la statuetta del santo va portata fuori di casa, in giardino (ma se c’è una terrazza va bene lo stesso) e, cosa essenziale, va abbandonata là e deliberatamente ignorata da tutti i membri della famiglia.
Insomma, il senso è: tu non mi aiuti a togliermi la figlia zitella dai piedi e io ti tengo il muso! Gli si passa davanti e, invece di salutarlo, si dà acqua alla camelia, magari parlandole con affetto. Oppure si fa mangiare il cane a poca distanza. Che ne so, sbizzarritevi nelle più plateali dimostrazioni di indifferenza, o peggio, di velata ostilità.
Se nonostante i pesci in faccia il buon Antonio dovesse ignorarvi, si passa alla fase successiva:

5. prendere la statuina e sotterrarla in giardino o dove vi capita!
Le buone zitelle venete a questo punto contavano sul fatto che, di fronte a un tale atto di disprezzo verso le sue capacità miracolose, sant’Antonio non avrebbe resistito e si sarebbe finalmente dato da fare per procurare il desiderato marito.

6. una volta che il santo, finalmente vergognoso per tanta inerzia abbia provveduto, si deve riportare la statuina alla luce, ripulirla dalla terra e darle un posto d’onore nel salotto buono del nuovo nido nuziale.

Se neanche questo funziona? In effetti le minuziose e piuttosto interessate ricerche di Giunchetto non dicono che cosa fare. Forse sant’Antonio ha sempre esaudito le preghiere delle povere pazze sotterratrici di santi o forse invece tra mille anni gli archeologi avranno davanti a sé un bel rompicapo nel capire che cavolo ci facciano centinaia di statue di un uomo con un giglio in mano inumate nei pressi dei resti di abitazioni umane.
Una divinità protettrice dell’agricoltura? Un popolare giocattolo per bambini sadici? Un rito pagano? (Ecco, sì appunto!).

Bene, naturalmente si presume che noi siamo persone evolute e queste cose le lasciamo alle zitelle dell’ottocento. Quindi è con un filo di disgusto che vi riferisco la telefonata di Giunchetto di questa mattina:
G: Paola, non puoi crederci!
P: Cosa?
G: Sant’Antonio, sta già lavorando!
P: Ma sei scema? Cosa dici?
G: Osvaldo, stamattina mi ha mandato una mail, di sua spontanea volontà!
P: Noooo! (Osvaldo – nome di fantasia – è, come avrete capito, il futuro fidanzato e marito di Giunchetto. Peccato che lui non lo sappia e, soprattutto, da anni non dia alcun segno di essere minimamente interessato alla faccenda)
G: Hehehe! Forse dopotutto non dovrò arrivare al punto di sotterrare sant’Antonio in giardino!
P: Eh, già!

Naturalmente ci tengo a chiarire che ho esposto quanto sopra per mero interesse scientifico. In realtà me la rido di tutte gli arcaici stratagemmi femminili di Giunchetto e compagne, sono una donna moderna, io!

(Sarà per questo che per punizione, sant’Antonio, due giorni fa, di ore di coda sotto la pioggia me ne ha fatte fare ben cinque e mezzo?!)

Articolo precedente
Lascia un commento

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.