Forse non tutti sanno che il Kerala è stato tra i primi stati al mondo ad eleggere democraticamente un governo comunista. Da allora, era il 1957, la sinistra, più o meno estrema, è sempre stata al potere in Kerala, con varianti socialiste, marxiste o maoiste, ma, insomma, sempre lei…
A questo governo è dovuto l’alto tasso di alfabetizzazione (91%), il più alto in India, come pure il fatto che le tre religioni maggiori, prive di esche politiche, siano state più o meno costrette a non farsi troppo la guerra (beh, almeno con metodi violenti, per il resto è tutta una ridicola gara a chi c’è l’ha più grosso…il tempio, naturalmente! O la festa patronale. O la statua. Insomma, questo è un divertente capitolo a parte…).
Probabilmente si deve anche attribuirgli il fatto che, in Kerala, nessuno muore di fame. Si mangia tutti, una volta al giorno, magari, ma tutti (ma devo dire che in una terra benedetta dove ogni cosa cresce ovunque tutto l’anno e dove il mare è pescoso, non dovrebbe essere comunque permesso che qualcuno muoia di fame).
Detto questo, a dispetto di certi commenti entusiasti trovati nel web ad opera di qualche compagno al ritorno dalla sua prima breve vacanza, i difetti di un simile governo ci sono.
Intanto, la burocrazia terrificante, inefficiente, insulsa. Naturalmente un turista difficilmente arriva a conoscerla, ma chi ci vive da anni mi assicura sia un vero incubo.
Un compagno entusiasta non conosce poi altri aspetti negativi del Kerala, ma potrei dirgli che non è il paradiso del cittadino lavoratore che crede lui.
Per fare un esempio, certe categorie, invise ai sindacati per qualche motivo, non hanno praticamente possibilità di difesa e possono rimanere senza stipendio per mesi nell’indifferenza generale, perché se i sindacati sono strettamente connessi al governo, chi difende i lavoratori dal governo? (Vada a farsi una chiacchierata, ad esempio, con le guardie che vigilano sulla spiaggia di Kovalam).
Poi gli scioperi continui (e intendo proprio continui) che servono ad affermare il politico di turno, che paralizzano le città e dove spesso la gente viene comprata per partecipare. O gli espropri frequenti anche a danno dei più poveri. E la corruzione…beh, forse di meno che nel resto del Paese, sicuramente non mostrata ai turisti e/o subita dagli stessi, ma abbondantemente presente tra i pubblici ufficiali.
Insomma, è un comunismo all’indiana, certamente migliore di altri e certamente auspicabile in un Paese dove un po’ di sano laicismo e di socialismo ci vogliono, ma non di certo un governo eccezionalmente efficiente e puro come qualcuno crede (…ne esiste uno che lo sia?).
Vabbé, chissenefrega della politica, io comunque volevo arrivare a un altro punto, ovverosia al fatto che in India tutto diventa colore e folklore e così, come può capitare di trovare le sedi del partito marxista addobbate con l’inedita triade Che Guevara-Madre Teresa di Calcutta-Saddam Hussein
(beh, ognuno può scegliersi gli eroi che preferisce, e farne le combinazioni che vuole, giusto?), girando per le strade polverose potrà anche capitare di imbattersi nella serie di magnifiche falce e martello che mi sono divertita a fotografare.
Insomma, almeno è allegro, questo comunismo psichedelico, è più alla moda ed elegante… e, osservando la competizione dei due colossi asiatici da questo frivolissimo punto di vista, beh, non c’è nemmeno gara …India 1 – Cina 0! ![]()
Namasté!










italo
/ 7 dicembre 2011Ma che bella storia. Nell’anno 80 mi sono separato, licenziato e sono andato in India col sacco a pelo ed avevo 5 luoghi dove fare volontariato. Ero già istruttore di Yoga e sono stat per 45 giorni con la povera gente ed anche tra i lebbrosi che facevano stupendi batik con i moncherini e non mancava mai il sorriso sulle labbra deformi. allora sono
italo
/ 7 dicembre 2011continua: ….allora sono tornato in Italia portare oltre la postura, larespirazione, il rilassamento e gli staTI MENTALI SUPERIORI, la voglia di sorridere e la ricerca della gioia in tutti i risvolti, anche quelli corporei (SIC) Con simpatia Italo