L’avrete sicuramente già letta, è una poesia molto famosa, ma non credo sia superfluo proporla, perché è una delle cose più belle mai scritte.
L’autore è Kipling, uno scrittore britannico nato in India, quello de Il libro della Giungla e di Kim, due romanzi che hanno fatto conoscere questo Paese ai ragazzi di tutto il mondo.
Scrittore la cui memoria è intaccata da accuse di atteggiamento colonialista e che ora in India è oggetto di dibattiti e controversie.
Resta il fatto che questa poesia, scritta per il proprio figlio, è magnifica.
La riporto qui sotto prima in lingua originale e poi tradotta:
If
If you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you,
If you can trust yourself when all men doubt you
but make allowance for their doubting too,
If you can wait and not be tired by waiting,
Or being lied about, don’t deal in lies,
Or being hated, don’t give way to hating
And yet not look too good, nor talk too wise:
If you can dream – but not make dreams your master,
If you can think – but not make thoughts your aim;
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two imposters just the same;
If you can bear to hear the truth you’ve spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build them up with worn-out tools
If you can make one heap of all your winnings
And risk it all on one turn of pitch-and-toss
And lose, and start again at your beginnings
And never breathe a word about your loss;
If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on, when there is nothing in you
Except the Will which says to them: Hold on!
If you can talk with crowds and keep your virtue,
Or walk with kings, yet not lose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt you;
If all men count with you, but none too much,
If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds’ worth of distance run
Yours is the Earth and everything in it,
And, what is more, you’ll be a Man, my son!
Se
Se riesci a mantenere la calma quando tutti attorno a te
la stanno perdendo e te ne danno la colpa;
Se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te,
ma tuttavia tieni in considerazione i loro dubbi;
Se sai aspettare senza stancarti di aspettare
o, essendo calunniato, non rispondere con calunnie
o, essendo odiato, non lasciare spazio all’odio
e tuttavia non sembrare troppo buono, né parlare troppo da saggio:
Se sai sognare – ma non fare dei sogni i tuoi padroni,
Se sai pensare – ma non fare dei pensieri il tuo unico fine;
Se sai incontrare Trionfo e Sconfitta
e trattare questi due impostori nello stesso modo;
Se puoi sopportare di ascoltare la verità che hai raccontato,
distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per gli ingenui;
Se puoi guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
e chinare il capo e ricostruirle con strumenti ormai logori;
Se puoi raccogliere tutte le tue vincite
e rischiarle in un solo colpo a testa o croce
e perdere e ricominciare
senza mai lasciarti sfuggire una sola parola su quello che hai perso;
Se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi tendini
a sorreggerti anche quando ormai non ce la fanno più
e così resistere quando in te non c’è più nulla
tranne la Volontà a dire loro: “Resistete!’;
Se sai parlare con le folle e rimanere onesto
o passeggiare assieme ai re senza perdere la tua semplicità;
Se né gli avversari né i più cari amici possono ferirti;
Se per te ogni uomo è importante, ma nessuno conta troppo;
Se puoi riempire lo spietato minuto
con sessanta secondi per cui valga la pena di faticare:
tua è la Terra e tutto ciò che essa dona
e – ciò che più conta – tu sarai un Uomo, figlio mio !
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